Un linguaggio inclusivo contro discriminazioni e stereotipi di genere

Il piano strategico triennale sulla certificazione per la parità di genere UNI PdR 125:2022 conseguita a marzo 2024 e rinnovata con successo quest’anno, prevedeva tra l’altro un lavoro di adeguamento del linguaggio secondo una modalità inclusiva. Assidai, quindi, ha contribuito insieme a tutte le organizzazioni del sistema Federmanager, che hanno conseguito la stessa certificazione, a realizzare apposite linee guida al fine di utilizzare un linguaggio inclusivo, internamente ed esternamente, nei vari processi di comunicazione. Non solo, Assidai ha fatto un ulteriore passo definendo specifiche linee guida proprie relative al linguaggio tecnico da usare nella comunicazione verso le persone iscritte e le potenziali tali. Statuto, Regolamento, Piani Sanitari, Manuali delle Procedure Operative sono stati modificati secondo un linguaggio inclusivo.

L’obiettivo? Scongiurare qualsiasi discriminazione e stereotipo di genere, utilizzando in ogni forma di comunicazione un linguaggio femminile, maschile e neutro che evita formulazioni che possano essere interpretate di parte, discriminatorie o degradanti, perché basate sull’errato e implicito presupposto che donne e uomini siano destinati a funzioni sociali e lavorative diverse laddove discriminazione indica l’assenza di pari opportunità e trattamento, operata in seguito a un giudizio o a una classificazione. Per stereotipo, invece, si intende un insieme rigido di credenze condivise e trasmesse socialmente sui comportamenti, il ruolo, le occupazioni, i tratti, l’apparenza fisica di una persona, in relazione alla sua appartenenza di genere. L’affermazione di un’effettiva parità di genere, del resto, passa anche da noi, dal nostro impegno quotidiano e dal linguaggio con cui comunichiamo. Ne è nata così anche una campagna di comunicazione di sistema “La parità passa da noi”, che ha visto il coinvolgimento di colleghe e colleghi con ruoli e competenze differenti.

Dal Ministero della Salute la Campagna 2025 “Proteggiamoci dal caldo”

L’Europa è la regione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che si sta scaldando più velocemente. E la mortalità da calore è in aumento, soprattutto tra le persone più fragili.

Anche quest’anno, per invitare le persone a proteggersi dal caldo il Ministero della Salute ha lanciato la campagna “Proteggiamoci dal caldo”. Dal 26 maggio, inoltre, è di nuovo attivo il Sistema nazionale di previsione e prevenzione degli effetti del caldo sulla salute ed è stata riattivata la pubblicazione dei bollettini per l’estate 2025.  I bollettini sono consultabili sul sito Ondate di calore del Ministero della Salute ed elaborati dal Dipartimento di Epidemiologia SSR Regione Lazio, con previsioni a 24, 48 e 72 ore.

L’obiettivo è prevenire i danni causati dalle elevate temperature e proteggere soprattutto i più fragili, le persone che fanno attività all’aperto e anche gli animali domestici: attraverso un’adeguata informazione, la popolazione può adottare le giuste precauzioni. La campagna fornisce così consigli utili per proteggersi dal caldo: comportamenti e misure per limitare l’esposizione alle alte temperature, facilitare il raffreddamento del corpo ed evitare la disidratazione.

Punture, vipere e altitudine: i rischi della montagna

L’abbigliamento è fondamentale: meglio indossare pantaloni lunghi, scarpe chiuse, camicia a maniche lunghe e un cappellino. Vestirsi a strati è sempre buona regola anche in estate, perché evita problemi legati agli insetti

Punture di insetti, morsi di vipera, attacchi di cuore, colpi di calore, mal di altitudine, cadute, disidratazione. Sono tanti e sempre più frequenti i pericoli quando si va in vacanza in montagna. L’abbigliamento è il punto di partenza: meglio indossare pantaloni lunghi, scarpe chiuse, camicia a maniche lunghe e un cappellino. Vestirsi a strati è sempre buona regola anche in estate, poiché aiuta a prevenire le punture di insetti come api, vespe o calabroni che possono essere pericolose, in particolare per bambine e bambini.

Il rischio peggiore è quello del morso di una vipera. Quindi è fondamentale non mettere le mani dentro ambienti e anfratti in cui questi serpenti velenosi possono nascondersi, come pietre e fogliame. Se si viene morsi la prima regola è non agitarsi, perché così si fa muovere il veleno verso le zone centrali del corpo. Per esempio, se si viene colpiti a una mano bisogna disinfettarla e fare un bendaggio non stretto che va dal gomito alla mano per ritardare il flusso del veleno e, ovviamente, chiamare subito i soccorsi.

Grande attenzione poi all’altitudine, in particolare per i cardiopatici, mentre le vette elevate sono vietate alle bimbe e ai bimbi sotto i tre anni d’età.

“Bere tanto, dieta leggera e tanta frutta: così battiamo il grande caldo estivo”

Laura Rossi (Istituto Superiore di Sanità): “Non saltare mai la colazione. Sì al gelato, ma che sia semplice”

 

Non saltare la colazione, preferendo yogurt e frutta fresca. Evitare i cibi grassi o tropo elaborati, in favore di alimenti che aiutino a reintegrare i liquidi persi con la sudorazione, come anguria, melone, cetrioli e zucchine. Sì al gelato come spuntino, ma piccolo e senza troppe aggiunte come granelle o glassature. Ecco alcuni dei consigli per contrastare il caldo da parte di Laura Rossi, Direttrice del Reparto alimentazione, nutrizione e salute dell’Istituto Superiore di Sanità, che ha messo a punto un vero e proprio decalogo (vedi infografica) con raccomandazioni specifiche. Indicazioni – sottolinea l’esperta – che a maggior ragione valgono per soggetti fragili come persone anziane, malati cronici, bambine e bambini, soprattutto piccoli. In sintesi, “per affrontare il caldo è consigliabile seguire una dieta leggera e ricca di liquidi e sali minerali, consumando molta frutta e verdura fresca di stagione”.

Quali sono le categorie che devono prestare maggiore attenzione alle alte temperature?

Le persone anziane innanzitutto, visto che il meccanismo di termoregolazione si degrada con l’età: inoltre nel loro caso si tende a bere meno, per vari motivi, e questo acuisce il rischio di disidratazione. Poi ci sono i soggetti fragili, come chi ha malattie croniche, in particolar modo intestinali: anche qui la disidratazione, per esempio per chi ha crisi diarroiche, è un rischio concreto. Infine, ci sono le bambine e i bambini, che hanno scarsa capacità di risposta al caldo: spesso non lo sentono e continuano a giocare, sottovalutando i sintomi del colpo di calore. Quindi al mare devono sempre avere la testa coperta, meglio se con qualcosa di bagnato.

Per i soggetti adulti, invece, il primo consiglio del vostro decalogo è relativo all’idratazione.

Bisogna bere almeno due litri di acqua al giorno, sia ai pasti che preferibilmente fuori dai pasti, per mantenere il corpo idratato. Il caldo – e il sudore corporeo che ne deriva – portano a una disidratazione più veloce, per questo la regola dei due litri d’acqua al giorno, nei mesi estivi, diventa ancora più necessaria. Bevete senza aspettare di avvertire la sete, che è già di per sé sintomo di disidratazione. Inoltre, la cosa a cui dobbiamo fare attenzione sono gli sbalzi di temperatura. Mi spiego: se siamo in un ambiente con 25 gradi di temperatura possiamo anche bere dell’acqua dal frigorifero, se siamo invece in un luogo a 35-40 gradi il discorso cambia. Se non abbiamo alternative meglio piccoli sorsi e non trangugiare tanta acqua in poco tempo.

Spesso lo stimolo di bere acqua gelata viene dopo uno sforzo fisico. Consigli per chi pratica sport d’estate?

Lo sport è un’attività voluttuaria e andrebbe evitata, anche se si è allenati, quando le temperature raggiungono i picchi o nelle zone assolate. Meglio allenarsi la mattina presto o la sera e in un’area verde, l’esercizio fisico va fatto nelle migliori condizioni possibili.

Altro capitolo chiave: non saltare la colazione. Perché?

E’ un pasto molto importante che si tende a saltare, in particolare quando fa caldo, però è fondamentale per l’idratazione e perché è quello che interrompe il digiuno notturno. D’estate evitiamo colazioni troppo ricche di zuccheri e grassi, meglio yogurt al naturale e frutta fresca di stagione, magari accompagnati da una manciata di frutta secca e di cereali.

Ma un gelato ce lo possiamo concedere?

Può essere un ottimo spuntino a patto che sia piccolo, altrimenti è un sostituto di un pasto: deve essere una scelta ragionata che non aumenta l’apporto calorico. Dunque, meglio gelati semplici in cui le granelle, le glassature e le coperture di cioccolato siano al minimo. Non pensiamo che i gusti alla frutta si possano consumare più di quelli alle creme: in verità la differenza calorica tra le due tipologie è abbastanza minima. Quando fa caldo anche la frutta secca in guscio (nocciole, mandorle, arachidi) può costituire un buono spuntino, a patto di scegliere porzioni adeguate e prodotti al naturale, senza sale o zucchero aggiunti.

Sole e calore: ecco come gestire le vacanze al mare

Mai esporsi ai raggi ultravioletti senza una protezione adeguata al proprio tipo di pelle e applicare sempre la crema ogni due ore e dopo ogni bagno. Uscire dall’acqua quando le dita sono raggrinzite e le labbra violacee

Non esporsi mai al sole senza una protezione adeguata al proprio tipo di pelle e comunque non farlo nelle ore centrali della giornata. Non lesinare sull’utilizzo di crema solare e riapplicarla ogni due ore e dopo ogni bagno. Fare attenzione alle bambine e ai bambini e alla loro esposizione al sole, così come all’ingresso in acqua dopo avere consumato un pasto.

Luglio e agosto sono i mesi in cui molti di noi trascorrono le vacanze in spiaggia e alcune buone regole di comportamento sono fondamentali. Il tema chiave, ovviamente, è l’esposizione al sole che nel medio e lungo periodo rappresenta un fattore di rischio per l’insorgere del melanoma. Le raccomandazioni da seguire sono quelle spiegate in precedenza. Non lesinare mai sull’utilizzo della crema solare, per proteggere adeguatamente tutto il corpo e il viso ne occorrono circa 35 grammi (valore riferito a una persona adulta di media corporatura).

Attenzione, poi, ai colpi di calore in particolare per bambine e bambini. I sintomi a cui prestare attenzione per capire quando è il momento di uscire dall’acqua sono tre: pelle delle dita raggrinzita, labbra bluastre e brividi di freddo.

Diabete, approvata l’insulina basale settimanale

La decisione dell’Aifa sulla rimborsabilità del farmaco rappresenta una svolta per 1,3 milioni di persone, che potranno passare da 365 a 52 iniezioni lanno, migliorando la qualità di vita e laderenza terapeutica

Una svolta per la vita di 1,3 milioni di persone nel nostro Paese che hanno il diabete mellito di tipo 2 e di tipo 1, che d’ora in poi potranno passare da 365 iniezioni a 52 iniezioni di insulina l’anno. È quella impressa dall’Aifa (l’Agenzia italiana del farmaco), che ha approvato la rimborsabilità della prima insulina basale settimanale al mondo indicata per il trattamento del diabete nelle persone adulte. Un passaggio “storico”, che vede peraltro l’Italia come apripista in Europa dopo il via libera arrivato da Ema (l’Agenzia europea per i medicinali) un anno fa, come da noi riportato su Welfare24 nel giugno dello scorso anno. 

Tutto ciò porterà a risultati concreti innanzitutto per la qualità di vita di almeno un 30% dei 4 milioni di persone con diabete in Italia, ma anche in termini di aderenza terapeutica e di sostenibilità ambientale con una riduzione stimata di 865 tonnellate di anidride in cinque anni, grazie al crollo del numero di “penne” utilizzate per la somministrazione del farmaco. 

Porre il paziente al centro, come prescrive l’articolo 32 della Costituzione, semplificare l’aderenza alle terapie e garantire un’innovazione sostenibile sono priorità fondamentali nelle politiche sanitarie del nostro Governo, a tutela del diritto di accesso ai farmaci per tutti i cittadini e in un contesto demografico caratterizzato dall’invecchiamento della popolazione e dalla crescente incidenza delle patologie croniche”, ha spiegato il Sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, intervenendo alla presentazione della novità terapeutica. “Il fatto che l’Italia sia il primo Paese al mondo a rendere disponibile questa innovazione a carico del Servizio Sanitario Nazionale testimonia la forza di una collaborazione virtuosa tra istituzioni, politica, industria, comunità scientifica e associazioni dei pazienti, unite per migliorare la qualità di vita dei cittadini”, ha poi aggiunto.

L’insulina settimanale, o insulina icodec, è una formulazione di insulina umana modificata con l’aggiunta di un acido grasso a lunga catena che ne prolunga l’effetto, consentendo al farmaco di essere rilasciato lentamente, mantenendo un livello di zucchero nel sangue stabile per un’intera settimana. Ma cosa cambia concretamente per le persone malate e per la gestione delle cure, con la novità dell’insulina basale settimanale? Se fino a oggi la terapia insulinica ha comportato almeno un’iniezione al giorno, con ricadute sulla sfera personale, sociale e lavorativa, il cambio di passo è drastico. Il vantaggio è sicuramente una gestione più flessibile della malattia: una concreta risposta per chi vive il diabete può aiutare a migliorare l’aderenza terapeutica e riduce il carico mentale associato alla malattia cronica. 

Secondo le esperte e gli esperti, l’insulina a somministrazione settimanale rappresenta, per le persone diabetiche, la prima grande innovazione farmacologica dopo più di un secolo, ossia dalla scoperta dell’insulina stessa. Si tratta di una grande opportunità che può consentire un percorso di cura più semplice e più efficace e, in definitiva, più salute e miglior qualità di vita. L’attesa era alta: stando a uno studio, oltre il 90% di medici e pazienti ha espresso il desiderio di poter evitare le iniezioni giornaliere. Un auspicio per nulla banale: il ritardo nell’avvio del trattamento insulinico espone, inoltre, a un rischio aumentato di complicanze gravi come infarto (+67%), insufficienza cardiaca (+64%), ictus (+51%), nefropatia (+18%), neuropatia (+8%) e retinopatia (+7%). 

Raffaella Buzzetti, Presidente società italiana di diabetologia “Ora accesso al farmaco in tutte le Regioni”

“Ora bisogna garantire un accesso equo e veloce a vantaggio di tutte le persone con diabete, insieme con la piena fiducia nel suo utilizzo da parte della classe medica. La Lombardia è stata la prima, seguita da molte regioni, tra cui Lazio, Toscana, Emilia-Romagna. Mentre altre, soprattutto al Sud, devono ancora avere l’ultimo via libera, come Sardegna, Sicilia, Calabria. Dobbiamo fare in modo che arrivi presto a tutti, colmando queste differenze”. Dopo l’approvazione dell’Aifa, Raffaella Buzzetti, prima donna Presidente della Società italiana di Diabetologia (SID), guarda già avanti e auspica una rapida diffusione in tutto il Paese della rimborsabilità dell’insulina settimanale. Trattasi infatti – secondo l’esperta – di una scoperta molto importante per la qualità della vita delle persone malate. Oltre al fatto – aggiunge – che è stato dimostrato come il minor numero di iniezioni o compresse migliora l’aderenza alla terapia, anche per un semplice fatto di compliance. Inoltre, conclude, “è dimostrato che il profilo di sicurezza e di efficacia dell’insulina settimanale è molto simile, se non superiore, a quella giornaliera”.

Raffaella Buzzetti è Responsabile dell’Unità operativa dipartimentale di Diabetologia presso l’Azienda ospedaliero-universitaria Policlinico Umberto I e docente di Endocrinologia presso il Dipartimento di Medicina sperimentale. E’ la nuova Presidente della Società italiana di diabetologia (Sid), prima donna a ricoprire questo incarico dopo 60 anni dalla fondazione della Società.